Se fërvé as fa vëdde, it bruse fin-a le tëppe

13 febbraio – Se fërvé as fa vëdde, it bruse fin-a le tëppe. Se febbraio si fa vedere, se cioè fa molto freddo, per scaldarti bruci persino le zolle.

Oggi la Chiesa ricorda santa Giuliana.  Laica

La figura di questa santa compare nelle vicende di alcuni santi piemontesi, nonostante non esistano prove documentarie o archeologiche che consentano di conoscerne nei particolari la vicenda umana. La sua persona emerge, infatti, più come quella simbolica della donna timorata di Dio, coraggiosa seppellitrice dei martiri e amorosa educatrice di futuri ecclesiastici, che non come quella di un personaggio dalle coordinate storiche spazio – temporali ben definite. Nella passio dei Santi martiri torinesi Avventore, Solutore ed Ottavio, Giuliana è presentata come una pia matrona cristiana di Ivrea che, avendo scoperto il corpo di Solutore, martirizzato sulla riva della Dora Riparia, lo trasporta a Torino per deporlo accanto a quello dei suoi due compagni uccisi in città, sul luogo fa edificare una memoria presso la quale anch’essa venne poi sepolta. E’ chiaro che in questo racconto la vicenda di Giuliana è inserita in un topos agiografico assai ricorrente: quello della donna coraggiosa che con i suoi mezzi procede all’onorevole sepoltura di coloro che hanno testimoniato la fede cristiana col sacrificio della propria vita. Alla santa gli agiografi medievali attribuirono anche un altro ruolo, quello di educatrice di Gaudenzio, futuro vescovo di Novara che, secondo il racconto tradizionale della sua vita, sarebbe stato originario proprio della città di Ivrea. Essa, prendendosi cura del piccolo Gaudenzio, avrebbe a lui trasmesso anche i primi insegnamenti della dottrina cristiana, ad insaputa dei suoi famigliari che nonostante i successivi sforzi del giovane, formatosi poi presso il cenobio eusebiano di Vercelli, non abbandonarono la religione pagana. Anche in questo secondo ruolo lei attribuito non si può rilevare nulla di storicamente attendibile da riferire alla persona di Giuliana, le cui reliquie sono ora conservate nella chiesa torinese dei Santi Martiri, trasportate dalla chiesa edificata dalla stessa santa e ingrandita nel tempo, con annesso monastero benedettino, abbattuta nel 1536 per ordine di Francesco I di Francia. Al di là della sua esistenza storica la duplice figura di Giuliana costituisce un richiamo all’importanza dell’opera svolta dalle donne nella diffusione del cristianesimo e nella formazione di una coscienza cristiana, dai tempi apostolici fino ai nostri giorni, concretizzata in ruoli e mansioni in cui esprimere al meglio la loro sensibilità femminile.


Autore:
Damiano Pomi

 

un proverbio, un santo – redazionale

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: