D’avrì chi ch’a n’ha a fà bin a tnì. Ad aprile chi ne ha, di scorte, fa bene a tenerle perché i raccolti sono ancora lontani

17 aprile – D’avrì chi ch’a n’ha a fà bin a tnì. Ad aprile chi ne ha, di scorte, fa bene a tenerle perchéè i raccolti sono ancora lontani.

Oggi la Chiesa ricorda sant’Innocenzo di Tortona. Ebbe i natali  nel IV secolo da una delle famiglie nobili di Tortona che proteggevano i cristiani locali e che venivano sterminati durante la feroce persecuzione dell’imperatore Diocleziano, che lascia la città senza un vescovo fino al 318. Nel 303 Innocenzo, ventiduenne, venne imprigionato e i suoi beni di famiglia confiscati. Solo dopo il 313 si recò a Roma per riavere i beni paterni. Ottenne l’appoggio del Papa Silvestro, che prima lo ordinò diacono e poi lo inviò a Tortona come vescovo dopo averlo consacrato il 24 settembre 325. Iniziò così un ministero che portò alla riorganizzazione della comunità locale e si caratterizzò per la lotta al paganesimo. I beni di famiglia vennero donati alla diocesi ed iniziò la costruzione di alcune chiese tra cui una basilica sul colle che sovrasta la città (distrutta poi da un incendio nel 1609). Qui verrà sepolto il corpo di Innocenzo, morto il 17 aprile 353. A sua sorella si deve la nascita di quello che poi diverrà il monastero di Sant’Eufemia.

 

redazionale

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