(12) E … State a Salussola con la cultura. Studio igienico statistico sopra Salussola del medico condotto nel 1849

Salussola agosto 2020 –   (12) E … State a Salussola con la cultura. Studio igienico statistico sopra Salussola del medico condotto nel 1849. ” La moglie di Alberto Antonio, da Magnonevolo di robusto fisico, nè per lo addietro soggetta ad infermità passava felicemente i primi mesi di gravidanza. Solo da qualche giorno, prima del 28 agosto 1849, sentitasi floscia, nauseata e melanconica. Nella sera di tal giorno, dopo viva irrequietudine, frattura delle membra, era sorpresa da intenso freddo con ostinati vomiti, e dolore gastralgico, durante il quale partoriva un feto, i cui caratteri indicavano l’età di quattro mesi. Nella notte l’ammalata fu agitatissima e per il calor febbrile e per i dolori uterini rimastile. L’indomani mattina quantunque con febbre rimessa continuavano gli altri sintomi, l’utero non diminuiva ne di volume ne di resistenza, la placenta non si era ancora ottenuta, e l’addome era tuttavia turgido e prominente. L’esplorazione locale dimostrò esistere alla bocca dell’ utero un tumore molle, fluttuante, e secondo tutte le apparenze più voluminoso del feto uscito alla luce. Dopo altre minute indagini nacque al chirurgo il sospetto di una superfetazione. Ordinò all’inferma qualche blando lenitivo, ed obbligato a provvedere contro l’acutezza dei dolori uterini le estraeva per due volte un sangue cotennoso. I dolori si calmarono di fatto, ma alla sera le ritornava un eccesso di perniciosa ematica. Nel 30 agosto l’ ammalata prendeva buona dose di valerianato di chinina, e la febbre cessava. Se non che nel mattino del 31, dopo vivi dolori uterini, la donna aveva un secondo parto con due placente distinte, l’una larga, l’altra piccola. Dal peso, dal volume, dallo sviluppo delle parti si riconobbe in esso l’età di otto mesi. Era morto e quasi putrefatto. La madre nella sera del 31 agosto moriva. … terici, le gastro-enteriti, le idroemie, le clorosi e quelle febbri lente che al sepolcro conducono la maggior parte dei bambini. Che se più per l’autocratismo della natura, che per i soccorsi loro impartiti molte hanno la fortuna di risanare, portano per tutta la loro vita il marchio della sofferenza. L’uomo di fatto in questo paese, quantunque volta lo osservi, lo trovi debole, spossato dalle fatiche, dalle privazioni, e dalle tristizie del clima. Ha livide le occhiaia, sparuta la faccia, terrea la cute, sdentata la bocca, rauca la voce, tumido il ventre, fetente l’alito, floscie le membra, mezzo corrose le gambe, lo sguardo avvilito, tarda l’intelligenza, oppresso l’animo. Egli non somiglia già all’albero che maestosamente estolle i rami al cielo, e pare sfidi la potenza del tempo, ma sì all’umile pianticella che cresciuta nelle tenebre piega sommessamente la sua cima verso la terra. Quest’uomo tuttoché giovane, è decrepito, indifferente, apatico, stanco della vita e mentre tu volgi lo sguardo ai sublimi e beati colli che inghirlandano la pianura Biellese, e rallegri dei suoi vispi e robusti abitanti, egli trema, cade, sparisce. Io organismi che sin dall’alvo materno siano improntali da una si fatta costituzione ovvio è lo svolgersi di cacotrofie, e di alterazioni umorali “.

⇒ LA RELAZIONE DEL MEDICO CONDOTTO CONTINUA NEI PROSSIMI GIORNI E NELLE PROSSIME SETTIMANE

 

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