(16) E … State a Salussola con la cultura. Studio igienico statistico sopra Salussola del medico condotto nel 1849

Salussola agosto 2020 –   (16) E … State a Salussola con la cultura. Studio igienico statistico sopra Salussola del medico condotto nel 1849. ” Scienza se fuvvi mai che all’umanità fosse utile, dessa è certamente la medicina pubblica. A lei dobbiamo la colmazione artificiale delle paludi ; a lei la bonifica delle maremme; la rarità dei flagelli pestilenziali e contagiosi; gli asili di quei disgraziati di mente che l’ignoranza conculcava ed incatenava ; i miglioramenti del sistema penitenziario; le società di temperanza che vanno diradando la miseria, i disordini, i misfatti. Gli stessi monumenti antichi, che noi rapiti dalla loro forma, solidità e bellezza, non contempliamo se non se come opere di arte, come creazioni del genio, debbono pure riguardarsi come opere di difesa e sicurezza pubblica. L’ampliamento ed il perfezionamento di questa scienza trae con sè la floridezza del paese e la moltiplicazione della nostra specie. Roma che con mille occhi vegliava alla sua salute, fu sì splendida e popolata nel tempo della Republica, che contaronsi duemila famiglie senatoriali, ricche quanto gli attuali principi e dal suo seno usciva grossa parte di quelle indomite falangi che con Camillo disfecero Brenno, con Scipione atterrarono la potenza Cartaginese, e con Mario stritolarono i Cimbri. Nella patria di Washington e di Franklin gli abitanti nel volgere di pochi anni si duplicarono, e la Francia che sul principio delle guerre della rivoluzione e dell’impero contava appena ventiquattro milioni d’ uomini, dopo avere bagnati per venticinque anni tutti i campi d’Europa del suo allora generoso sangue, si accrebbe in poco tempo di un terzo. I vantaggi che la medicina pubblica arrecò ed arreca nelle grandi masse raccolte in città sono immensi , e nel cercare di estenderli alle piccole borgate si soddisfa non solo al loro speciale bisogno, ma si usa pure una misura politica commendabilissima anzi indispensabile in questi tempi. II multiplo della popolazione sta nei paesi, e se desideriamo con tutta l’anima d’ avere un popolo altamente italiano non dobbiamo soltanto infondere e depurare le idee di fede patria e religiosa concordia ; ma eziandio e prima di tutto promuovere il materiale ben’essere, la fisica prosperità, le migliorie sanitarie.Facendo in altro modo noi troveremo sempre nei paesi un elemento poderoso indifferente, se non contrario a tutte le riforme civili e politiche. Noi Salussolesi viviamo in un paese quale ha sopra tutti gli altri necessità di riforme, di miglioramenti, e di istituzioni che sublimino l’animo del popolo alla condizione dei tempi e ne fortifichino, ne corroborino la salute e la organizzazione. Tali benefici non si otterranno mai se non si tolgono od almeno non si diminuiscono i mezzi distruttivi. Il toglierli risveglierebbe la suscettibilità dei grandi proprietari, e ci sarebbe contrastato in mille guise. Bisogna dunque pensare a menomarli con modi, che li arrestino, e decompongano, o meno sensibile ne rendano 1’azione loro sull’organismo. Chi volesse risanare il paese nostro senza usare tali avvertenze, non farebbe altro che riempire un crivello d’acqua, siccome dice G. P. Frank. Certamente questa non è opera nè di un privato nè di un momento, ma tale da aver bisogno degli sforzi, delle cure di tutti i cittadini, di tutte le amministrazioni e specialmente della comunale; opera insomma lenta e difficile ma sicura ed efficace. Il primo pensiero nostro deve esser rivolto alla vegetazione. Con alte e dense boscaglie noi dobbiamo procurarci un perpetuo e sicuro riparo contro la forza e direzione dei venti, ed un mezzo decomponente della loro infesta qualità. Questo bisogno fu già nel 1816 vivamente sentito dal Municipio allora che per reprimere e ridurre ogni maggior dilatazione di risaie, le di cui putride esalazioni troppo sono state, e sono nocive agli abitanti ed alle produzioni delle vigne ed alberi fruttiferi, non solo di questo territorio ma anche dei circonvicini, fissava un limite entro cui avessero a circoscriversi, e rappresentava alla Regia Delegazione sulle risaie, ed al suo condelegato senatore D. Giuseppe Antonio Nuitz doversi ordinare un piantamento di querce per la larghezza di quattro trabucchi lungo tutto il tratto della progettata linea. Il progetto di quel Municipio, animato da giusto zelo pel pubblico bene, quantunque per le accanite opposizioni suscitategli contro dai possidenti, fosse sgraziatamente modificato, era lodevolissimo in quanto alla sostanza ed all’essenza. Gli si può forse apporre, che se si vuole avere certezza del risultato e dell’utile, non in una sola , ma in più località si debbono fare le preaccennate piantagioni. Si debbono fare sulla linea attuale di delimitazione delle risaie, al di là di essa ed all’intorno delle risaie, al dì qua e lungo la sponda sinistra e destra dell’Elvo sino al Brianco. Il dissodamento e la coltivazione dei terreni incolti ed abbandonati, oltre che ci fornisce il mezzo di avere nuovamente piccole e divise proprietà, e di ripopolare il paese con gente, che abbia interesse ed amore a fermarsi, può eziandio arrecare sommi altri vantaggi, e perchè l’opera dell’uomo sarà diretta a colmare gli stagni, a togliere di mezzo le fanghiglie, a vegliare sul corso delle acque ed a rendere permeabile, poroso il terreno, e quindi capace di assorbire una parte dell’umidità mefitica. Ciò posto ogni dilatazione, ogni aumento di risaie igienicamente parlando, devesi considerare come una dilatazione, un aumento della labe aerea. Nè il corso delle acque di irrigazione, delle acque dei torrenti, deve perdersi di vista. Dando maggior profondità al loro letto si imprime maggior rapidità all’acqua, si restringe la superficie di evaporazione, si impediscono le pozze, e si ha un trasporto, un disperdimento d’aria luogo la corrente medesima. Questi sentimenti io li so divisi da tutto il Corpo Municipale, e non posso a meno di ben profetizzare di un paese sì conscienziosamente e scientemente retto. La polizia e la vigilanza sui fossati, sui marosi, sui maceratoi di canapa, dovrebbe essere continua ed attiva. I letamai, le cloache, i cimiteri si dovrebbero allontanare dagli abitati. Benefattore del popolo io chiamerei quel possidente che insegnasse col fatto a ristorare ed ampliare quegli oscuri e fetidi bugigattoli, ove sono accovacciati e stivati i giornalieri; o che almeno si facesse scrupolo di disinfettarli con frequenti suffumigi di cloro, con ripetute abluzioni di cloruri, e di imbiancarli con l’acqua di calce una volta l’anno. Benefattore del popolo io chiamerei eziandio quel possidente che abbastanza contento di un lucro onesto fornisse al bracciante, allo schiavandaro, maggiori mezzi di sussistenza e comodità, e che ne sollevasse la condizione servile e quasi schiava. Questi tratti di carità e di giustizia innamorerebbero il villico a fissare sua stabile dimora in Salussola. Utilissimi tornerebbero eziandio quei mezzi, che possono influire sul suo carattere morale, e vincere o direttamente od indirettamente i suoi pregiudizi, le sue abitudini. Fra i mezzi indiretti io comprendo la chiamata nel paese di una buona levatrice, la istituzione di donne pratiche ad assistere gli infermi, e l’organizzazione della condotta medico-chirurgica. Egli è ormai tempo che non siano più oltre tollerati gli abusi, e sopportate le scelleratezze di certe donne che con sacrileghe manovre violentano la natura, squarciano l’utero, e nelle viscere stesse della madre smembrano il feto. Egli è ormai tempo, che si pensi davvero ad assistere quei tapini, che cogli occhi pregni di lacrime, con le fauci arse, col corpo torturato da mille spasimi giacciono sopra nuda e sozza paglia dimenticati da tutti. Queste sono le vive sorgenti di molte crudeli malattie, di molte precoci morti, e del continuo detrimento al paese, e ad esse importa opporre risoluti e potenti rimedi. I motivi poi, che debbono spingere l’Amministrazione Comunale ad organizzare la condotta medico-chirurgica, sono:

1.° il carattere medesimo della popolazione riluttante o per avarizia o per pregiudizio, o per viltà o per goffa temenza ai soccorsi, ed ai consigli dell’arte medica;

2.° l’indeclinabile bisogno d’avere esercenti che conoscano non solo le fisiche condizioni del paese e le costituzioni individuali, ma eziandio i costumi, le passioni, le credenze, le abitudini della popolazione;

3.° la necessità di prevenire con tutti i più solleciti modi quelle lunghe ed interminabili affezioni, che ledono le viscere, guastano l’assimilazione organica e perciò ammorbano stipiti e rampolli;

4.° il dritto che hanno i poveri e come conservatori di loro medesimi e della …. nel paese stabilita una mammana; ma essendo essa partita nessuno dopo quel tempo pensò a richiamarne un’altra specie e come membri della società di essere assistiti con diligenza, amore, e perspicacia;

5.° l’urgenza di alleviare anche con questa maniera la numerosa classe dei giornalieri e degli schiavandari, cui le spese di qualunque malattia tutto che breve e leggera recano aggravio e danno, e per sopperire alle quali bisogna che tolgano di bocca ai loro figli il tozzo di pane;

6.° l’importanza di avere nel paese tali uomini che sappiano suggerire, sorvegliare, promuovere quei miglioramenti sanitari, che ridoneranno al paese il pristino splendore, alla popolazione l’antica robustezza;

7.° Il desiderio di promuovere fra gli esercenti una gara franca, leale, intesa solo al progresso ulteriore della scienza, ed al benefizio dell’umanità e di convertire la missione del medico in un apostolato di beneficenza.

Alla classe dei mezzi diretti io annovero specialmente 1′ istruzione. Ottimi frutti essa produrrà quando sia tale che riscuota l’animo, rialzi l’energia, ingentilisca il costume, vivifichi il cuore, illumini l’intelligenza. Ottimi frutti produrrebbe eziandio un insegnamento eddomadario di igiene popolare.Persuasa una volta la popolazione di molte verità pratiche, che oggi trascura o dimentica perchè o non le conosce o le disprezza, noi avremmo la consolazione di vedere le madri più curanti nella gravidanza, più caute nel parto e nel puerperio, più sollecite per la prole, vigili, attive, di vedere i giovani più agili e sciolti di membra, il coltivatore più dedito alla sobrietà ed alla temperanza, l’uomo insomma robusto, intelligente, ed il paese ritornato a nuova e florida vita. Da questo mio studio volendo trarre alcuni corollari io concluderò:

1.° che gravissime e complesse sono le cause morbifere in Salussola;

2.° che per la speciale direzione dei venti dominanti la parte del paese collocata fra le risaie è relativamente alle altre più elevate e distanti la più sana;

3.° che cinque effetti funesti si osservano, la degradazione del morale, la degenerazione del fisico, la grossa mortalità, la mobilità della popolazione, il danno sociale ;

4.° che questi effetti non sono egualmente sentiti dalla popolazione avventizia, mobile, permanente;

5.° che per ottenere salutari cambiamenti bisogna accrescere la quantità dei modificatori naturali, crearne degli artificiali, illuminare la plebe e circuirla di maggiori agi.

Prima di chiudere questo mio scritto, qualunque egli sia, è mio sacro dovere di porgere vivi ringraziamenti a tutti quelli che mi favorirono notizie particolari, e vollero con le pregiate loro osservazioni stenebrarmi molte oscurità, ed abbreviarmi la fatica. Io mi ricorderò sempre con riconoscenza dei sigg. Ottavi, Demonte, Pramaggiore, Grosa, e di tutti i buoni e sapienti sacerdoti Salussolesi “.

 

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