Storia dell’oratorio di san Grato d’Aosta detto Fuori le Mura

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Storia dell’oratorio di san Grato d’Aosta detto Fuori le Mura. L’attuale oratorio di san Grato d’Aosta si trova fuori dalle antiche mura di Salussola, oltre la Porta Urbica Superiore (non più esistente), che era l’accesso al borgo ” Monte “, e dove ora dipartono le strade provinciali per Zimone e Cerrione. Il primo documento che menziona una cappelletta, eretta per voto, dedicata a san Grato è la Visita Pastorale del 1606, dalla quale si può desumere che era stato distrutto da poco tempo. Non fu però subito restaurato, perché nel 1619 il pievano ancora così scriveva: “ Nel finagio di Saluzzola vi si trova la Chiesa di S.to Grato fuori di Saluzzola la quale si è di due travate tutta aperta mezzo il Cuoro dirochato e tutto l’Altare per terra coperta di coppi e sta per cascare il restante dil Cuoro et tutta detta Chiesa, si fa la festa per voto “. E nel 1635 già si pensava a una nuova chiesa dedicata a san Grato, perché ” … ben sia stata ratificata da passato tempo in qua non dimeno minaccia rovina con pericolo di demolirsi esser posta in cattivo sito oltrechè si ritrova anche in luogo alquanto discomodo al presente luogo … “. Il documento, fu redatto dalla Comunità di Salussola il 6 luglio 1635, per chiedere donazione di un pezzo di terrenno ove potere edificare la chiesa, ci fa sapere che da tempo esisteva una cappelletta dedicata a san Grato, invocato contro il cattivo tempo e le tempeste, ma ridotta a un rudere, e altresì distante dal borgo di Salussola, e per questo s’ intendeva erigere una nuova chiesa, appena fuori la porta superiore del borgo. Il luogo prescelto fu una vigna, o una parte della vigna di proprietà degli eredi dei conti Salomone di Serravalle. ” … e per quanto habbino li Sindaci e Agenti della Comunità del presente luogo insieme ai ministri di detta Chiesa da farsi, per la fabbrica d’essa deputati ciò Giovanni Garrone, Giacomo Bonino, Antonio Bosco, Gaspare Bazzano e Domenico Trosea richiesto all’Ill.ma signora Contessa Maria vedova dell’Ill.mo Conte Carlo Maria Antonio di Salomone Conte di Serravalle come madre e tutrice dei suoi e di detto fu Conte figlioli ed anche dell’Ill.mo Antonio Salomone zio paterno e contutore dei medesimi figlioli a volerli permettere e donare un pezzo di sito bastante per fare la predetta Chiesa, cioè il coro e due travate avanti a questo nel principio di una vigna di detti figlioli posta fuor dalla porta superiore del presente luogo e … “. Visto il sito che mai avrebbe dovuto danneggiare la vigna ” … si fabricheranno due muri nelle ripe e in luogo dove non vi sono viti … “. E visto che si trattava di cosa pia e di chiesa, i conti Salomone di Serravalle, messe e scritte le condizioni, donarono il terreno, e la chiesa si edificò. ” … in onor di Dio e del Benedetto Santo Grato che sia bastante a far detta chiesa al modo come sopra richiesto cioè di un coro onesto e di due travate accanti … che si faccia la porta della chiesa nel confine della strada verso il ponte del luogo a rimpetto come sopra di detta porta superiore affinchè non possa portare alcun danno a detta vigna … “. Nel 1642 si legge che la costruzione, intrapresa dalla Comunità di Salussola, non era stata ancora ultimata. Al fine di portarla al termine, il 15 agosto 1642, Domenico Garrone fece donazione, alla stessa, di alcuni appezzamenti di terreno. Ma ancora nel 1661 la cappella non era ancora ultimata, anche se era già stata benedetta, tanto che il Vescovo la sospendeva. Fu portata a termine negli anni successivi, tanto che nel 1671 si supplicava il vescovo di Vercelli. La facoltà fu concessa dal Vicario Generale Riccio il 3 settembre 1671 e in seguito la cappella fu portata a perfezione. La Visita Pastorale del 1698, ricorda il possesso di alcuni terreni donati alla cappella. La Visita Pastorale del 1748 attesta che nell’oratorio di san Grato si celebrava la Messa tutte le feste, dal 3 maggio al 14 settembre, per devozione del comune. Nel 1765 fu così descritta: “ … fuori della porta del luogo, verso sera, colla facciata a mattina, d’ordine piuttosto toscano, a volta, ben calcinata nella facciata e rustica nelle tre altre parti, al di fuori colla sua piccola piazza, chiusa di muraglia avanti a riserva per dove si entra… con un solo altare con il quadro rappresentante tal Santo sulla tela cornice di legno colorita…”. Nel 1880 si scriveva: “ Pare che la chiesa di San Grato sia stata eretta per voto pubblico, essendo il Patronato del Comune. Ha un solo Altare. Si canta Messa il giorno del Titolare di buon mattino, portandosi la popolazione della Parrocchia colà processionalmente cantando l’Iste Confessor, e ritornandovi nella stessa guisa dopo il canto della Messa nell’Oratorio.  Lo stato materiale della Chiesa è mal conservato ed in pessimo stato, il piccolo arredamento è di alcuni candelieri. Possedeva beni rurali pel reddito in media di annue £. 20, ma pochi anni sono furono incamerati e non possiede più nulla “. Nel 1905 si aggiungeva: “ Alle porte del paese, verso Zimone, trovasi altra Chiesetta denomina “ Oratorio di S. Grato “, chiusa al culto dopo le leggi eversive del 1866-67, i cui beni stabili, costituenti il suo patrimonio, si lasciarono ingiustamente sopprimere, mentre a tenore delle leggi stesse, si dovevano solamente convertire, perché beni di oratorio aperti al Culto “.  L’edificio esiste ancora, è sconsacrato, e negli anni è stato adibito agli usi più vari. Sulla parete in vista alla strada, si notano segni di antiche meridiane. Basta soffermarsi, per qualche minuto, davanti alla parete della chiesa che dà su via Zimone, e tra l’intonaco scrostato si possono notare due meridiane. Con molta probabilità sono state fatte installare ai tempi del patronato del Comune sulla chiesa. Durante l’ultimo conflitto, 1940-1945, due giovani ritenuti allora dei collaborazionisti, furono fucilati davanti alla porta d’entrata della chiesa; si intravedono ancora i segni lasciati dalle pallottole sul muro.

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di Claudio Circolari; Blogger, Storico Locale, Fotografo Amatoriale; Collaboratore Parrocchiale; Volontario Sociale: Tutto a titolo gratuito, senza scopi di lucro, ma solo per fini sociali