Sui sentieri delle processioni campestri un itinerario di Pasquetta

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foto archivio salussolanet

Salussola – Sui sentieri delle processioni campestri un itinerario di Pasquetta. Dopo aver lasciato un punto di partenza, la direzione è la Piazza Cesare Nani, che ospita la chiesa della Confraternita di San Nicola da Tolentino e la sei-settecentesca fontana detta ” bürnel “, e piegando a destra si esce dall’abitato, percorrendo la Via Duca d’Aosta. Su questa strada si affacciano costruzioni sei-settecentesche e il semidistrutto oratorio privato di san Giuseppe. Proseguendo si raggiunge il bivio per Cerrione, Prelle, Zimone. Al limite del bivio, a destra i resti in mattoni a vista della seconda porta urbica del borgo e alcuni tratti di mura e rinforzi, e guardando di fronte si vede l’oratorio sconsacrato di san Grato d’Aosta. In direzione di Cerrione, dopo una decina di metri di leggera salita, s’imbocca a sinistra un tratto di strada asfaltata, indicata da un cartello di strada senza uscita, è il sentiero dei Mazzucchi, e in questo punto, tra gli alberi, c’è un segnavia sulla destra. All’inizio del sentiero, a sinistra per chi guarda, tra l’edera e i rovi ci sono i resti di un’altro antico arco, che è stato demolito, verso la metà degli anni 1960, per far posto all’ odierna strada provinciale per Cerrione. In pochi minuti si raggiunge il serbatoio dell’acquedotto e un palo delle telecomunicazioni, che si vedono a sinistra, e qui termina anche l’asfalto, e il sentiero si fa sterrato. Il sentiero dei Mazzucchi, anticamente era una delle due strade dell’area collinare del Comune di Salussola, e collegava Prelle e le cascine circostanti al borgo di Salussola. Era anche l’antica strada medievale che conduceva a Zimone e a Cerrione. Poco oltre il percorso sono posizionati un consunto tabellone e i resti di una panca di legno, dove il tabellone esplica(va) le specie botaniche esistenti nella zona collinare. Inoltrandosi lungo il sentiero che rasenta, da un lato dei vigneti e dall’altra declivi boschivi, si intravedono, leggermente spostati sulla sinistra, i ruderi di un edificio, sono i resti di una delle torri medievali di avvistamento sparse sul territorio comunale. Proseguendo nel bosco, si scende verso destra rasentando un muretto di pietre a secco. Si giunge così a una biforcazione del sentiero in cui il segnavia è poco evidente; si prende il ramo di sinistra. Qui la vegetazione del sottobosco si fa particolare di ampie macchie di ” pungitopo “. Ci si trova di fronte a una strada che sale diritta verso la cascina Layasso, una casa di vacanza del canonico Calanzano Vigna, che a metà dell’ottocento vi edificò anche un oratorio tutt’ora esistente, ma spoglio. Alla sua morte l’eredità passò ai padri filippini di Biella, che la usarono per i ritiri spirituali durante il periodo estivo. Attualmente il complesso è un’abitazione a uso privato, che in passato ha ospitato serate culturali, è oggi locazione di matrimoni. Qui è necessario seguire i segnavia ed entrare nel bosco a destra, facendo attenzione alla vegetazione, fitta sopratutto in primavera-estate. Dopo una breve salita si giunge a un ripiano erboso. Bisogna seguirlo verso destra, e superare il terrapieno da cui si giunge nei pressi della cascina. Si arriva a una edicola votiva detta della Madonnina della Croce, pilone votivo d’ origine privata di fattura settecentesca, sormontato da un’alta croce in ferro. Dedicato alla Madonna di Oropa è meglio conosciuto come Madonnina della Croce del Lajasso. E’ ubicato alle spalle della cascina dei frati del Lajasso, alla sommità di un anfiteatro naturale, dentro le quattro nicchie ricavate sui lati del pilastro, conserva dei dipinti sbiaditi e deturpati da vandalismo, tra i quali si possono ancora intravedere la Madonna d’Oropa, san Grato, san Rocco e san Pietro Levita. Questo è il punto più aperto del percorso formato di prati verdeggianti, mentre la conformazione del terreno è simile a un anfiteatro; qui in tempi trascorsi si coltivava la vite, ora è scomparsa e scorrazzano i cinghiali. Dirigendo lo sguardo verso sinistra è possibile osservare i profili morenici della Serra, e quando la vegetazione in periodo autunnale si dirada, a destra è possibile osservare la piana e l’anfiteatro delle Alpi Biellesi dalla Colma del Mombarone al Monte Bo, mentre nelle giornate più limpide è possibile ammirare il Monte Rosa. Si piega quindi a sinistra costeggiando il bosco, limitato in primavera da macchie fiorite di biancospino, e rientrandovi ( non ci sono i segnavia ). In pochi minuti si giunge ad un cippo con segnavia. Una breve discesa conduce a un bivio. Si scende a sinistra seguendo il sentiero per arrivare a un nuovo bivio. Di fronte si trova un vigneto; si piega a destra giungendo a un quadrivio. Seguendo i segnavia si prende il ramo che sale verso sinistra uscendo nel bosco. Si giunge ad una discesa; seguendola in pochi minuti si arriva al borgo rurale di Prelle. La strada, in parte ancora acciottolata, passando tra le case, incrocia la strada asfaltata della S.P. Salussola – Zimone, c’è un segnavia e un cartello; la si attraversa e si riprende il sentiero giungendo alla cascina Casetto. Su strada asfaltata si supera il rio Biecchio, dove a destra del ponte è da notare una vecchia presa dell’acquedotto comunale dismesso, e lasciando a destra la ex Cascina Cibolla, si arriva alla salita della Cascina Carrubi, che troviamo in cima alla collina, a sinistra. La Cascina Carrubi è un lascito dei signori Gianinetto e ospita un centro agricolo, abitato per lo più durante la stagione primavera-estate da persone disabili e non autosufficienti. In questo punto i segnavia e un cartello indicano una salita verso destra. Il percorso è piuttosto disagevole a causa della folta vegetazione. La salita avviene in una parte del bosco ( bolli rossi a lato del sentiero ) non molto agevole a percorrersi. La salita si conclude in vista delle cascine Carengo e Carenghino, dove c’è un cartello e un segnavia sul muretto a sinistra. La cascina Carengo, è una serie di edifici e annessi e sorge a sinistra del sentiero, è una bella costruzione circondata da prati a pascoli. Ex complesso monastico del XVI secolo, è situato a 380 metri e si affaccia su un’ampia valle panoramica circondata da boschi, prati e terrazzamenti.  Già meta di processioni campestri, fu sede di monastero estivo dei domenicani di Vercelli fin dal 1517, con annesso oratorio della Madonna degli Angeli. Con la dominazione napoleonica venne requisito e soppresso, la proprietà venduta a privati.  Su due collinette adiacenti la cascina, sono state rinvenute due croci lignee risalenti al 1800. Da notare nel complesso il portone d’ingresso, il bel loggione cinquecentesco superiore e il portale dell’ex oratorio. Attualmente la cascina è un’abitazione a uso privato. Da questo luogo si dipartiva un’altra strada chiamata ” Croce del Carengo “. Si scende tra gli edifici, risalendo poi a destra ( segnavia ). Nella zona ci si può imbattere in cinghiali o in grosse lucertole verdi. Si arriva alla fontana di frazione  San Secondo, e qui si conclude la parte su sentiero dell’itinerario.


 blogger claudio.circolari@salussolanews.it

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