Può capitare a tutti di procrastinare parlando di un’attività invece che svolgerla: in alcuni casi, però, potrebbe essere un segnale che ci sta mandando la nostra mente.
La procrastinazione è un’abitudine comune e spesso si attribuisce alla mancanza di voglia di fare qualcosa, rimandandola a un momento successivo. Secondo alcuni esperti, però, questa tendenza potrebbe avere significati molto diversi tra loro.
Per esempio, un recente studio ha evidenziato che le persone intelligenti tendono a rimandare un compito per affrontarlo in un momento in cui la mente è più lucida e si ha il tempo di progettare, organizzare e mettere insieme i tasselli per un risultato efficiente.
Poi c’è la procrastinazione naturale, quella di chi non prova motivazione nel fare qualcosa – sì, quella che viene comunemente chiamata pigrizia. E ancora, rimandare un’attività o svolgerla a metà può essere un segnale di un disturbo dell’attenzione. Le motivazioni possono essere tante, ma parlare a lungo di un’attività invece di svolgerla potrebbe indicare qualcosa di più serio: un segnale che il nostro corpo – o meglio, la nostra mente – ci sta inviando.
Parlare di un compito piuttosto che farlo può sembrare una semplice abitudine, un modo per prendere tempo prima di mettersi all’opera. Ma se diventa una costante, se il discorso prende il posto dell’azione, potrebbe esserci qualcosa di più dietro. Alcune difficoltà nello svolgere le attività quotidiane, soprattutto nelle prime fasi di una malattia degenerativa, possono manifestarsi proprio così: con una tendenza a discutere di ciò che si dovrebbe fare, piuttosto che provarci davvero.
Curtis, esperto nel settore, spiega che chi si trova in questa situazione potrebbe parlare delle proprie emozioni riguardo al compito, esprimere dubbi o fare continui riferimenti al passato. Frasi come “Non sono sicuro di poterlo fare” o “Ero bravo in questo” possono diventare un modo che va oltre la progettazione; si tratta di un vero e proprio escamotage mentale per aggirare il problema. In fondo, chiunque può rimandare qualcosa, ma quando le parole sembrano sostituire sistematicamente l’azione, vale la pena interrogarsi.
Ovviamente, non è il caso di allarmarsi per qualche esitazione. Ma se insieme a questa difficoltà si notano altri segnali – dimenticanze frequenti, come scordare appuntamenti o perdere oggetti; difficoltà nel trovare le parole giuste o nel seguire un discorso; confusione su date e luoghi familiari; perdita d’interesse nelle attività abituali; sbalzi d’umore inspiegabili –
potrebbe essere un campanello d’allarme.
Piccole cose che, prese singolarmente, possono sembrare trascurabili, ma che insieme raccontano una storia diversa. Prestare attenzione non significa farsi prendere dal panico, ma cogliere i segnali prima che diventino troppo evidenti per essere ignorati.
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