Può capitare a tutti di sognare in dormiveglia, ma quando questo fenomeno si ripete spesso, non andrebbe sottovalutato.
Il mondo dei sogni resta uno dei misteri più affascinanti per la scienza. Sappiamo che tutti sogniamo, anche se non sempre ricordiamo cosa. E tra frenesia, stress e ritmi sballati, quei sogni a volte sfuggono, altre volte restano impressi. Ma c’è un momento in particolare in cui le immagini sembrano più vivide del solito: il dormiveglia.
A chi non è mai capitato? Serate insonni, sonnellini improvvisi, occhi che si chiudono sul divano ma la mente che resta lì, mezza sveglia. In quello stato strano, possiamo immaginare situazioni, rivivere ricordi o vivere scene completamente assurde, pur essendo ancora coscienti. Una specie di sogno lucido spontaneo. Fin qui nulla di strano. Ma se succede spesso, forse è il caso di fare attenzione. Perché quei sogni potrebbero non essere solo sogni.
Scena tipica: siamo sul divano, nel pomeriggio, e ci concediamo un riposino. A un certo punto pensiamo a quello che stavamo facendo prima, il sogno si deforma e diventa surreale, mescolandosi con altre sensazioni. Poi ci svegliamo di colpo perché sentiamo il campanello, ma no, nessuno ha suonato. È stata un’allucinazione.
Succede più spesso di quanto immaginiamo, soprattutto in quel limbo tra sonno e veglia. Non è sempre un campanello: può essere una voce, un sussurro, un rumore improvviso. Il cervello, in quella fase, mescola percezioni reali e immaginazione. Finché capita ogni tanto, nulla di strano. Ma quando diventa frequente, qualcosa va ascoltato.
Queste allucinazioni si chiamano ipnagogiche se compaiono mentre ci addormentiamo, oppure ipnopompiche se si presentano al risveglio. Sono esperienze vivide, spesso realistiche, che coinvolgono tutti i sensi. Il corpo è fermo, ma la mente resta attiva, come se stesse sognando da sveglia.
Spesso la causa è lo stress: pensieri continui, sonno irregolare, ansia, abitudini sballate. Ma a volte possono essere il segnale di disturbi più seri, come la narcolessia, le apnee notturne, l’insonnia cronica o anche stati d’ansia e depressione.
Quando preoccuparsi? Beh, se le allucinazioni si ripetono più volte alla settimana o si accompagnano a paralisi del sonno o blocchi fisici. Se c’è stanchezza cronica anche dopo ore di sonno, se si fatica a distinguere sogni e realtà, o se si attraversa un periodo di forte stress o ansia. Se questi sintomi si sommano, parlarne con uno specialista può aiutarci. Ma se tutto è legato a un periodo complesso, allora è un chiaro segnale che abbiamo bisogno di rallentare. E a chiederlo, prima di tutto, è il nostro corpo.
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