La Fornero continua a dettare legge sulle pensioni in Italia, ma il Governo vuole fermare ciò che sta per accadere nel 2027.
Correva l’anno 2011 quando, come un fulmine a ciel sereno, l’allora ministra per il Lavoro del governo Monti, Elsa Fornero, propose una formula pensionistica basata sull’aspettativa di vita. Un’idea che, a dirla tutta, sembrava risolvere le discrepanze di chi andava in pensione troppo presto, mettendo così a rischio l’equilibrio economico del sistema previdenziale. Quella riforma è cresciuta nel tempo, certo, ma anche l’età media della popolazione. Di conseguenza, anche l’età pensionabile è aumentata.
Nel 2027 è previsto un nuovo adeguamento: l’età per la pensione di vecchiaia potrebbe salire. Un incremento che preoccupa milioni di italiani, già penalizzati da un sistema contributivo che sfavorisce chi ha lavorato part-time, con carriere discontinue o contratti irregolari.
Ed è qui che il Governo Meloni entra in scena: l’obiettivo è bloccare temporaneamente questo meccanismo, congelandolo almeno fino al 2028, in attesa di una revisione più strutturale di un sistema considerato da molti ormai inadeguato a fotografare il mondo del lavoro attuale.
Non si parla di abolire la legge Fornero – almeno non per il momento – ma di metterne in pausa uno degli ingranaggi principali – quello che, ogni due anni, alza silenziosamente l’asticella per chi sogna la pensione.
In pratica, più viviamo, più tardi possiamo andare in pensione. E nel 2027, questo ingranaggio silenzioso dovrebbe scattare di nuovo, portando l’età per la pensione di vecchiaia da 67 a 67 anni e 3 mesi.
Un’aggiustatina di pochi mesi, che per molti vale poco. Ma per chi è vicino al traguardo, e magari fa un lavoro usurante, quei tre mesi in più pesano eccome, sebbene è bene ricordare che queste categorie usufruiscono di agevolazioni pensionistiche. Lo stesso vale per la pensione anticipata, che oggi richiede 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 per le donne): anche qui, il rischio è di allungare ancora. Il problema può sorgere anche per chi, nonostante abbia un’invalidità accertata, deve continuare a lavorare per avere un importo dignitoso.
Ed è proprio questo lo scenario che il governo Meloni vuole evitare. Non c’è ad oggi una richiesta di abolizione della legge – sarebbe fantascienza – ma di congelare temporaneamente questo meccanismo. Prendere tempo, in sostanza, e bloccare l’aumento almeno fino al 2028.
Il costo? Si parla di qualche centinaio di milioni, forse un miliardo. Ma il punto non è solo economico. È sociale. Perché se è vero che viviamo più a lungo, non è detto che si possa lavorare fino a settant’anni come se nulla fosse, almeno non tutti possono permetterselo. Il fatto è che così facendo, il rischio è di arrivare a questo, arrendendosi così alle formule anticipate.
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